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     CAST


Vladimir Garin, Ivan Dabronrdvav, Konstantin Lavronenko


     PREMI

Leone d'Oro

Venezia 2003


     RECENSIONI


IL viaggio di un uomo e di due ragazzini, da casa oltre un lago fino a un'isola attraverso uno straordinario gelido paesaggio di foreste e acque nordiche, diventa un percorso di conflitti famigliari, autorità e disobbedienza, paura e coraggio, morte e vita, rapporto con la Natura e con la forza fisica: «uno sguardo con intenti mitologici sulla condizione umana», dice il regista russo quarantenne Andrey Zvyagintsev definendo il suo primo film «Il ritorno», meritatamente premiato con il Leone d'oro all'ultima Mostra di Venezia, molto bello. Nella casa di due fratelli ragazzini che vivono con la mamma arriva improvvisamente il padre che loro hanno visto soltanto in una vecchia fotografia e del quale non si parla da una decina d'anni. L'uomo li porta con sè in viaggio, trattandoli laconicamente da adulti ma anche da bambini; sull'isola dove arrivano, per incidente muore, e i ragazzi sconvolti debbono faticosamente riportarlo cadavere a casa, senza riuscirvi. L'uomo affonda nel lago insieme con la barca. Non si saprà mai se era il padre oppure no, perchè è mancato tanto a lungo da casa e perchè vi è tornato, cosa cercava nel viaggio oltre la cassetta ritrovata sull'isola che è sparita con lui. Forse un carcerato, tornato a recuperare un bottino dopo aver scontato la sua pena? Comunque, ha cambiato per sempre la vita dei ragazzi, anche per la necessità di affrontare durante il viaggio responsabilità, decisioni adulte. Lo stile, il paesaggio da fine del mondo, l'assenza di altri, la intensità silenziosa dei personaggi, la mancanza di informazioni e motivazioni sono gli elementi d'una qualità molto rara in un film di debutto con un cast di tutti esordienti. I due ragazzi, uno più grande e più obbedientemente pronto a mettersi dalla parte del (forse) padre, l'altro più piccolo e più ostilmente ribelle allo sconosciuto, sono molto bravi: fa pena pensare che uno di loro è morto in un incidente appena finita la lavorazione. Il regista, ex attore di prosa, indica come suoi maestri Antonioni e Tarkovski. Il film realizzato con pochissimi soldi non è realistico nè naturalistico, piuttosto metaforico e simbolico, d'una trasparenza e profondità ammirevoli.

Lietta Tornabuoni - La Stampa 30/10/03


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