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CAST
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Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Nicoletta Romanoff,
Monica Bellucci, Silvio Muccino, Gabriele Lavia, Enrico
Silvestrin, Amanda Sandrelli
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PREMI
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RECENSIONI
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Non sarà il caso di cominciare a parlare di
"neo-neorealismo"? Le etichette valgono quel che valgono;
però è un fatto che Ricordati di me parla degli italiani (o
di una parte di essi) come facevano, decenni fa, i
neorealisti o i registi della commedia all'italiana: con la
macchina da presa ficcata bene a fondo nell'attualità. Siamo
pronti a scommettere - e questa ne sarebbe la riprova - che
gli spettatori parleranno soprattutto dei contenuti del film
di Muccino.
E' giusto, o è sbagliato, che le famiglie si sfascino se i
coniugi non si amano più? E' davvero la solitudine la sola
cosa che abbiamo in comune? Perché siamo tutti dominati
dall'ossessione di essere visti (aspiranti-veline,
aspiranti-scrittori, aspiranti-attrici), disposti a darci
un'identità soltanto attraverso gli occhi degli altri ('ma
tu come mi vedi?' è la battuta-tormentone del film)? L'uomo
è veramente la parte più fragile della coppia, l'oggetto
smarrito del terzo millennio; come sembra confermare Carlo (Bentivoglio),
che tenta di lasciare moglie (Morante) e figli per la
nuova-vecchia fiamma Alessia (Bellucci), ma poi non sa
uscire dall'indecisione e dalla (rassicurante) ambiguità?
Muovendo da argomenti che riguardano ciascuno di noi, il
regista ha scelto di fotografare la realtà senza concessioni
né sconti di pena, con un'esattezza a-ideologica che non
esclude, però, la partecipazione. A volergli fargli le
bucce, l'unico appunto potrebbe riguardare l'eccessiva
dilatazione della carriera televisiva di Valentina (Romanoff),
assunta a emblema della società dell'apparire ma le cui
avventure non aggiungono poi molto alle cose che sapevamo
già sul Moloch televisivo e sul suo modo di fagocitare
l'immaginario della gente, risputandolo sotto forma di
spazzatura. Per il resto niente è men che esatto: a partire
da una rappresentazione della sessualità priva di
sensualità, effetto collaterale del solipsismo che raffredda
i sentimenti di ciascuno. Cresciuto in fretta, Muccino
complica e perfeziona largamente il discorso generazionale
dell'"Ultimo bacio", di cui pure Ricordati di me è la
continuazione ideale (incluso il finale col veleno nella
coda, qui però più motivato e organico all'insieme). Il
tutto senza dimenticare che il suo è anche un film dal
linguaggio evoluto e calcolato, dove i momenti della
macchina da presa - nervosi, inquieti, instabili -
rappresentano molto bene le intermittenze del cuore dei
personaggi.
di Roberto Nepoti - La Repubblica
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