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CAST
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Giorgio Pasotti, Cristiana Capotondi, Eleonora Mazzoni,
Carlo Freccero
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PREMI
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RECENSIONI
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- 25: questo è l'obbiettivo - anzi il target - conferito a
Marco Pressi (Giorgio Pasotti) dalla propria azienda.
Venticinque sono i colleghi che Marco, un giovane manager
addetto alla selezione ed alla formazione del personale,
dovrà "dimissionare" entro la fine dell'anno. Ha pochi mesi
per farlo, se vi riuscirà avrà in cambio una carriera
luminosa e munifici bonus.
"Volevo solo dormirle addosso", presentato nella Sezione
"Mezzanotte" alla 61ª Mostra del Cinema di Venezia, diretto
da Eugenio Cappuccio, è tratto da un romanzo di Massimo
Lolli che ne ha curato anche la sceneggiatura. Le opere di
Lolli hanno inaugurato - secondo i critici letterari - un
nuovo filone definito erotico-aziendale (?). Su questa falsa
riga mi sento di dire che il film ha la sua parte migliore
quando affronta le tematiche dei difficili rapporti
all'interno dell'azienda quando quest'ultima versa in uno
stato di crisi. Le interrelazioni e le dinamiche che vengono
rappresentate con uno stile asciutto e misurato da Cappuccio
sono quelle giuste e rappresentano con un sufficiente stato
di approssimazione la realtà. Apprezzabile anche la ricerca
sul linguaggio adoperato in tali situazioni che ci propina
perle espressive come "rimentalìzzami" o "disagio emotivo".
Anche le turbate psicologie dei dipendenti sottoposti ai
colloqui "informativi" sono ben descritte così come
discretamente approfondito è il travaglio di Marco, il
tagliatore di teste, costretto tra il compito impostogli e
gli scrupoli morali causatigli dall'attività che deve
portare a termine. Dicotomie interiori che lo conducono a
stati di coscienza quasi alterati come testimonia la frase
che è solito dire a chiunque gli faccia un favore: "Ti stimo
molto". Espressione che alla fine del film diventa un vero e
proprio tormentone.
L'opera di Cappuccio mostra il suo lato debole, invece,
quando deve raccontarci della sfera sentimentale di Marco.
Afflitto, probabilmente, da un Edipo irrisolto - il titolo
si riferisce proprio alla sua mania di dormire abbracciato,
come fossero orsacchiotti, con le proprie partner - Marco
non è capace di condurre con serietà un rapporto
sentimentale. Vagamente attratto dall'amore mercenario,
lascia Laura (Cristiana Capotondi) per un'avventura con una
bellissima donna africana (Faju). Di spunti la storia
affettiva di Marco ne avrebbe offerti molti, peccato che la
narrazione è spesso avvilita da deprecabili cadute di stile
o dall'orrore di ascoltare espressioni, pronunciate con uno
spaventevole accento milanese, del tipo "Mi asciughi" che
immaginiamo si riferisca alla scarsa creatività e vitalità
del protagonista. Un linguaggio da paninari che lascia
sconcertati.
Insomma un film riuscito a metà che ha comunque il pregio di
portare sugli schermi tematiche che soprattutto negli ultimi
anni hanno avuto un forte impatto sociale e delle quali non
si parla ancora abbastanza.
Daniele Sesti -Film Up
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