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CAST
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Julie Christie, Michael Murphy, Gordon Pinsent, Olympia
Dukakis, Kristen Thomson, Wendy Crewson, Alberta Watson,
Thomas Hauff
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PREMI
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RECENSIONI
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"La memoria è il diario che
ognuno di noi porta con sé", scriveva Oscar Wilde in
"L'importanza di chiamarsi Ernest"; ma, a differenza di un
documentario, si tratta di un diario personalizzato dalla
gioia e dal dolore, i quali lo rendono selettivo.
A darne conferma è il nuovo lungometraggio diretto
dall'attrice e regista Sarah Polley (protagonista, tra gli
altri, de "L'alba dei morti viventi" e "La vita segreta
delle parole"), che, tratto dall'acclamato racconto "The
bear came over the mountain" di Alice Munro, ricorre alla
tematica del Morbo di Alzheimer quale metafora finalizzata a
spiegare l'importanza dei ricordi in un duraturo rapporto di
coppia.
Ne sono infatti protagonisti gli inseparabili coniugi Grant
e Fiona, rispettivamente interpretati dai veterani Gordon
Pinsent ("Il caso Thomas Crown") e Julie Christie ("Il
dottor Zivago"), sposati da circa mezzo secolo ma la cui
serenità viene improvvisamente disturbata dai sempre più
lampanti vuoti di memoria che colpiscono la donna, fino al
momento del suo ricovero a Meadowlake, casa di riposo
specializzata nel trattamento della malattia di cui soffre.
E proprio una mente all'interno della quale stanno
progressivamente svanendo i ricordi sembrano voler
simboleggiare le bianche scenografie innevate di Kathleen
Climie ("Il dolce domani"), mentre il povero Grant, cui
viene imposto di tornare a far visita a Fiona soltanto dopo
il primo mese di permanenza nel centro, si trova costretto
ad accettare il fatto che la donna si sia completamente
dimenticata di lui, affezionatasi nel frattempo ad un altro
paziente del posto: Aubrey, con le fattezze di Michael
Murphy ("I compari").
Scandita dall'efficace colonna sonora di Jonathan Goldsmith
("Delitto al Central Hospital), una storia di abbandono e
solitudine, quindi, sostenuta da un ottimo cast comprendente
anche la vincitrice del premio Oscar Olympia Dukakis
("Stregata dalla luna") e costruita su lenti ritmi di
narrazione dominati da una tristemente grigia atmosfera, ma
non privi di un pizzico d'ironia dolce-amara.
Soprattutto, tra momenti toccanti ed altri decisamente
significativi (citiamo soltanto il confronto tra il
protagonista ed una ragazza), un coinvolgente ed
appassionante racconto per immagini che, nell'epoca della
freddezza tecnologica e del facile sentimentalismo da
discount, riesce nella non facile impresa di evitare eccessi
mielosi e retorici, ribadendo i grandissimi sacrifici che
comporta l'amore nella stessa maniera in cui soltanto una
poesia d'altri tempi sarebbe potuta riuscire.
Brava Sarah Polley!
Francesco Lomuscio
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