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CAST
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Gabe Nevins, Dan Liu, Jake Miller, Taylor Momsen, Lauren
Mc Kinney, Olivier Garnier, Scott Green, Winfield Henry
Jackson, Dillon Hines, Brad Peterson, John “Mike”
Burrowes
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PREMI
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RECENSIONI
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Paranoid Park”, tratto
dall'omonimo romanzo di Blake Nelson, prosegue
l’osservazione del mondo adolescenziale che tanto interessa
il cinema di Gus Van Sant.
Questo film può essere considerato come l’ultima parte di un
trilogia che il regista ha iniziato con “Elephant” e ha
proseguito con “Last Days”. I tre lungometraggi sono simili
per forma stilistica e per argomento, anche se ognuno
analizza, o meglio osserva, la crisi adolescenziale e il
malessere di vivere, da punti di vista diversi: “Elephant”
mostrava la tragedia avvenuta alla Columbine, un evento
sconvolgente, premeditato, che potrebbe essere considerato
in qualche modo unico, in “Last Days” il desiderio di farla
finita di una rock star, qui il protagonista, invece, è un
ragazzo come tanti, che frequenta il liceo, ha una ragazza,
degli amici con cui divide la passione per lo skate, Alex
non è un emarginato.
Per raccontare la sua angoscia, la sua apatia, che viene
sconvolta da un episodio inatteso e non intenzionale, Van
Sant usa un racconto spezzato e non lineare, dove spesso il
disorientamento del protagonista è lo stesso dello
spettatore che non sa a che punto della storia si trova, in
una confusione temporale che, però, non rende la lettura del
film difficoltosa.
Un racconto, angosciante, fatto spesso di tonalità scure,
dove i giovani mostrano tutta la loro indifferenza verso gli
altri, ma non ne escono meglio gli adulti, inquadrati o di
spalle o sfuocati, incapaci di aiutare, o anche solo
ascoltare, i bisogni dei propri figli.
Geniale l’utilizzo della colonna sonora e del suono che
prende spesso il posto dei dialoghi, sottolineando in alcuni
casi gli stati d’animo del protagonista, come nella
meravigliosa scena della doccia, in cui tutta la sua
angoscia viene resa grazie al rumore in crescendo dell’acqua
e dei versi degli uccelli, oppure si pone in assoluta
antitesi come nella scena in cui Alex lascia la fidanzata e
il loro colloquio è sostituito dalla musica di Nino Rota.
Una colona sonora ricchissima di suggestioni diverse come
tanti sono i tipi di inquadrature utilizzati: numerosi gli
slow motion e frequente passaggio tra Super 8 (utilizzato
per le sequenze sullo skateboard) e il 35mm.
“Paronoid Park”, insomma, conferma le doti di grande regista
di Gus Van Sant e la sua capacità di indagare l’animo umano,
attraverso un linguaggio in continua evoluzione.
Elisa Giulidori
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