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CAST
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Dustin Hoffman, Alan Rickman, Ben Whishaw, Corinna
Harfouch, Rachel Hurd-Wood, Paul Berrondo
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PREMI
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RECENSIONI
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E' sempre difficile
trasportare un romanzo sul grande schermo, alcune volte è
impossibile.
Questo sembrava il caso di "Profumo" di Patrick Süskind, sia
per il tipo di narrazione, basata principalmente sulle
sensazioni olfattive del protagonista, sia per
l'intransigenza dell'autore a cederne i diritti. Il progetto
aveva, comunque, interessato più di un regista, tra cui
Martin Scorsese e Stanley Kubrick, ma solo nel 2001 Süskind
concede la liberatoria e il film viene affidato alla regia
di Tom Tykwer.
Ambientato nella Francia di metà diciottesimo secolo,
"Profumo", narra la vita di "una tra le figure più geniali e
scellerate di quell'epoca", quella di Jean Baptiste
Grenouille. Nato nel luogo più puzzolente di Parigi,
rifiutato dalla madre fin dalla nascita, vive in condizioni
di estrema miseria e povertà. A sostenerlo, un dono unico,
un olfatto finissimo e una memoria olfattiva fuori dal
comune, che gli permette di catalogare qualsiasi odore lui
senta.
Con testardaggine e pervicacia, egli decide di mettere a
frutto questa qualità nel campo dei profumi. Dopo un primo
apprendistato a Parigi si sposta a Grasse, per perfezionare
la sua arte, ma durante il viaggio si ritira, in una grotta
sul massiccio dell'Auvergne, in completo isolamento dal
mondo e dai suoi odori. In questo periodo, il protagonista
raggiunge progressivamente la consapevolezza che lui solo
non ha odore e decide di creare un profumo che arrivi al
cuore delle persone e le domini. Per realizzare il suo
progetto non si farà scrupolo di uccidere creature viventi
ed esseri umani indifesi per poterne estrarre l'essenza
odorosa.
Ma il suo operare non può essere considerato malvagio.
Grenouille non prova nessun sentimento umano, non prova né
gioia, né dolore, non ha bisogno né di amore, né di
comunicare con il prossimo. In un certo senso non appartiene
nemmeno al mondo in cui agisce, l'assenza di odore in un
contesto in cui tutto ha un profumo, ed è da questo
univocamente definito, lo pone completamente al di fuori
della realtà. Ma in virtù della sua straordinaria abilità, è
come un dio, un dio cinico e sprezzante. Alla fine la morte
gli appare come l'unica soluzione alla terribile
contraddizione che caratterizza il suo essere: dominatore
assoluto di qualcosa che non potrà mai avere.
Nel trasportare sul grande schermo la vita di Grenouille,
Tom Tykwer deve fare un uso massiccio della voce fuori
campo, che racconta il contesto e i sentimenti che muovono
il protagonista, quasi muto. Nelle parti iniziali abbiamo
una ricostruzione attenta e precisa della realtà, con scene
molto forti e disturbanti, che ben rendono l'ambiente
abbietto nel quale nasce e cresce Grenouille. Ma più il film
procede più la regia si fa patinata e leccata, con un uso
ridondante della musica. Si abbandona il parallelismo tra
immagini e odori, per concentrarsi, nella parte centrale,
sugli omicidi, utilizzando tutti gli stilemi dei film sui
serial killer.
Ancora meno riuscita la parte della grande orgia compiuta
dagli abitanti di Grasse, dove si vedono solo corpi puliti e
depilati, quasi senza imperfezioni, quando la folla dovrebbe
essere composta da miserabili e straccioni.
Rimarrà per sempre il dubbio su come un genio come Kubrick
avrebbe potuto portare sullo schermo una vicenda tanto
complessa e difficile.
Elisa Giulidori
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